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Paolo Simonazzi - Cose ritrovate

Data:

20/07/2018


Paolo Simonazzi - Cose ritrovate

Si è sovente osservato come le liste
possano riguardare un’infinità
di proprietà attribuibili ad uno stesso soggetto.
Ma il sogno di ogni filosofia ed ogni scienza
sin dalle origini è stato quello
di conoscere e definire le cose per essenza.
Umberto Eco

concept

Le proprietà e l’infinita essenza delle cose
Di una certa eccentricità padana si è parlato, negli anni, come di una leggenda. Tra le storie tramandate nel tempo e nella memoria di questo territorio, le più insolite e bizzarre riguardano personaggi di straordinaria sensibilità, capaci di sentire le voci nelle notti di plenilunio, catturare le parole portate dal vento o trascritte in messaggi conservati in fondo ad un pozzo.
Sono questi i racconti degli umili, tenuti ai margini per la loro stravaganza; persone che possono provocare riso, suscitare curiosità e al contempo incredulità; uomini o donne capaci di custodire un proprio spazio protetto, dove praticare veggenza, intuizione e meraviglia per il mondo. Potremmo azzardarci, allineandoci, a chiamare queste persone “i lunatici” e notare come a tutt’oggi abitino certi luoghi della pianura, proprio in Emilia Romagna.

A loro è dedicato “Cose ritrovate”, un progetto che, con le fotografie di Paolo Simonazzi, penetra in profondità l’essenza di un mondo in cui l’horror vacui domina la scena di una fantastica ossessione per il ritrovamento come rivelazione, e l’appropriazione come scoperta. Il centro del racconto è l’originalità delle variopinte forme espressive con le quali si manifesta la creatività strampalata d’individui stravaganti. Burattinai, affabulatori, inventori, clown, pittori, antiquari, artigiani, o anche semplicemente piccoli grandi attori, istrioni che amano recitare sul palco della vita, aprono le porte dei loro regni, indistintamente dominati dal desiderio di conservare cose destinate a svanire, cose che sono il loro mondo, i loro sentimenti, la loro stessa vita.

“Cose ritrovate”, da principio idealmente ispirato al romanzo di Ermanno Cavazzoni “Il poema dei lunatici” e al film di Federico Fellini “La voce della luna”, si è sviluppato sul filo diretto dell’ultimo testo del grande poeta romagnolo Raffaello Baldini, “La fondazione”. Tuttavia, è possibile rintracciare la vera scintilla che ha mosso Simonazzi a intraprendere la sua ricerca fotografica, nel monologo teatrale di Ivano Marescotti. Questa straordinaria interpretazione è di sicuro il migliore omaggio che Marescotti poteva rendere alla memoria del poeta che, nel suo ultimo periodo di vita, proprio a lui, con le parole fanne quel che credi, lasciava in eredità “La fondazione”. Lo stesso Marescotti ha poi suggerito a Paolo Simonazzi diversi titoli e l’intera sequenza fotografica dedicata ai lunatici, lasciando intuire l’intima comprensione di un mondo osservato da vicino, nella verde e onirica foschia della pianura.
[…] e beh la roba la devi ammucchiare, d’accordo, ma non devono essere dei mucchi, così, alla rinfusa, la roba deve avere un suo ordine, una sua disposizione, e la disposizione deve essere giusta, deve piacere, deve darti l’idea che ci stai insieme con questa roba, che non è solo della roba, sono delle creature, che le hai create tu[1]. [continua]

 

Ma la mia malinconia è anche quando penso a tutta questa roba che ho in casa, che è piena, la casa, anche l’appartamento di là, che sono solo due anni che l’ho preso in affitto, ma siamo già avanti con la scrittura, perché parecchia roba l’ho portata di là da qua, non ci stava più di qua, e beh la roba la devi ammucchiare, d’accordo, ma non devono essere dei mucchi, così, alla rinfusa, la roba deve avere un suo ordine, una sua disposizione, e la disposizione deve essere giusta, deve piacere, deve darti l’idea che ci stai insieme con questa roba, che non è solo della roba, sono delle creature, che le hai create tu.
[ La fondazione, di Raffaello Baldini, Einaudi editore]

Bio

Paolo Simonazzi nasce a Reggio Emilia nel 1961. Divide la propria vita tra l’attività di medico e quella di fotografo, a cui si dedica con passione. Mantua, Cuba (Greta’s Books, 2016) è una ricerca sentimentale che ha come luogo d’indagine una cittadina di provincia ai confini dell’isola di Cuba. Presentato per la prima volta nell’autunno 2016 a Parma (BAG Gallery) e successivamente a L’Avana (Galeria Casa de Carmen Montilla), nell’ambito della XIX Settimana della Cultura Italiana in Cuba, è stato esposto di recente a Reggio Emilia (Vicolo Folletto Art Factories). Per l’estate del 2018 è in programma una nuova esposizione a Genova (MuMa). Nella primavera 2016 espone presso la Collezione Maramotti, all’interno dell’XI edizione del festival Fotografia Europea, dedicato alla via Emilia. Il progetto che propone, So near, so far, è un’originale rilettura dei suoi progetti principali che guardano alla propria terra d’origine con uno sguardo complice, affettuoso ed ironico al tempo stesso. Nel 2015 presenta a Torino, in occasione di The Others Art Fair, il progetto inedito Icons of Liscio, relativo alle icone del ballo liscio in Emilia-Romagna. Nel 2015 espone a Rimini (Museo della Città) Cose ritrovate, mostra realizzata e presentata nel 2014 per la IX edizione di Fotografia Europea: un viaggio visionario ispirato ai testi letterari di Ermanno Cavazzoni e di Raffaello Baldini (Marsilio, 2014). Il progetto Bell’Italia (Silvana Editoriale, 2014), con i tre colori della bandiera italiana come un pretesto per un viaggio sentimentale nella Penisola, è stato presentato in anteprima a Fotografia Europea 2011, successivamente è approdato a Sydney, Melbourne (2012), Tokyo (2014) e Mosca (2016). Dal 2006 al 2010 si è dedicato a Mondo piccolo, un lavoro alla riscoperta delle terre care a Guareschi, luoghi dell’anima più che della geografia (Umberto Allemandi, 2010), con tappe in varie città italiane. Tra la Via Emilia e il West (Baldini Castoldi Dalai, 2007) è un progetto che illustra la pacifica penetrazione dell’iconografia americana nel paesaggio culturale ed architettonico della regione Emilia-Romagna, esposto in anteprima a Villa delle Rose – MAMbo, Bologna (2007), e, a seguire, in altre sedi italiane ed estere, tra cui New York e San Francisco. Nel 2006 si è avvicinato al tema del disagio sociale con il progetto La casa degli angeli, presentato alla I edizione di Fotografia Europea e successivamente alla VI edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma (2007). Circo Bidone, uno dei suoi primi progetti fotografici, racconta di un piccolo circo sopravvissuto all’epoca della multimedialità e degli effetti speciali (Zoolibri, 2003).

Informazioni

Data: Da Ven 20 Lug 2018 a Lun 20 Ago 2018

Organizzato da : IIC

Ingresso : Libero


1798